venerdì 6 marzo 2015

Recensione: L'ultima scena di Charlaine Harris


Prezzo: € 14,90
E-book: € 7,99
Pagine: 251
Editore: Delosbooks
Genere: Romanzo - Giallo


Dopo la morte del marito la vita di Aurora scorre lenta e senza grandi emozioni, fin quando in città non arriva una troupe televisiva per girare un film sugli omicidi che la videro coinvolta insieme alla sua ex fiamma Robin Crusoe. Quando la star del film viene trovata morta le cose in città si complicano e la stessa Roe viene aggredita e rischia la vita... 


 L'ultima scena è il settimo e penultimo volume della saga di Aurora Teagarden, anche se ad oggi non si sa ancora quando verrà pubblicato in Italia il volume Poppy Done to Death. Il libro riprende esattamente un anno dopo i fatti narrati in Gioco d'inganni e ritroviamo una Roe che si è chiusa nel suo dolore e non vive più e ancora una volta mostra quanto sia egocentrica e viziata, arrabbiandosi con tutti solo perché sono felici che si girerà un film nella loro città, film ispirato al libro di Robin Crusoe sugli omicidi avvenuti anni addietro e di cui Roe fu protagonista... L'Aurora dei primi libri ha lasciato il posto ad una nonna capricciosa, vanitosa ed egoista, che se la prende con tutti solo perchè vorrebbe che come lei boicottassero il film. La maggior parte del libro è incentrata su come Roe affronta la vita dopo la morte del marito e della sua avversione per il film che verrà girato in città. Mi riesce difficile definire L'ultima scena un libro giallo, poichè del classico giallo non ha nulla: è infatti più un romanzo sulla vita di Aurora Teagarden, in cui ad un certo punto fa capolino un omicidio, ma viene subito accantonato per far spazio alla vita amorosa/sessuale della protagonista. Per la maggior parte del libro non si parla mai delle indagini dell'omicidio, Aurora non cerca di investigare e il tutto viene trascurato al punto che lo stesso lettore finisce per dimenticarsene. Fin dall'inizio vengono introdotti molti personaggi, una lunga lista di nomi difficili da ricordare e molti restano appunto solo nomi poichè non hanno alcun ruolo nella trama, altri vengono messi in risalto, tanto che inizialmente si può pensare che le indagini ruoteranno su alcuni di questi personaggi, magari svelando qualche segreto in più e creando suspense, ma alla fine spariscono nella loro completa inutilità. Solo verso la fine del libro si ha qualche scena un pochino più movimentata, ma nulla di eccessivamente coinvolgente e in maniera molto frettolosa ci si ricorda che c'era stato un omicidio e viene svelato chi è l'assassino, il tutto in maniera molto piatta e deludente. Rispetto ai volumi precedenti questo è sicuramente quello che più si distacca dal Giallo/poliziesco: la Harris ha completamente cambiato il personaggio di Roe facendolo divenire libro dopo libro sempre più odioso agli occhi del lettore e ha dato ai libri un taglio più romantico e sempre meno avventuroso: il lettore non si sente mai coinvolto dalla trama, non si fa mai domande su chi potrebbe esser l'assassino e spesso finisce per esser annoiato dalla vita di Roe, che non perde occasione per sottolineare quanti soldi ha a sua disposizione. L'ultima scena si presenta come un giallo, ma è in realtà un bel romanzo con qualche sfumatura romantica, senza dubbio una lettura piuttosto veloce, scritta molto bene con uno stile sobrio e che, nonostante alcuni momenti più noiosi, riesce comunque ad attirare l'attenzione del lettore, grazie soprattutto alle grandi doti narrative della Harris.





valutazione 5

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