venerdì 4 settembre 2015

Recensione: Ventiquattro ore di Stefano Rossi

"Questa valigetta si aprirà tra ventiquattro ore." Sibilò con una voce che pareva provenire direttamente dall'oltretomba. [...] 
"Non posso svelarvi il suo contenuto, ma questa valigetta si aprirà tra ventiquattro ore esatte e solo uno di voi potrà avere quello che c'è dentro." Aggiunse l'uomo mentre i presenti continuavano a rimanere immobili come se il pavimento del Lione Pub fosse cosparso da un'invisibile appiccicosa mistura di melassa e sostanze adesive.
"Già.. Buona fortuna"
La sua mano estrasse velocemente una Beretta calibro 9 dalla tasca del cappotto. La piazzò sulla tempia coperta in parte dai capelli fradici e sparò.


Prezzo: € 10,00
Pagine: 102
Genere: Noir
Editore: Carmignani Editrice
Data di pubblicazione: 2015

Una misteriosa valigetta si aprirà scadute ventiquattro ore: tutti la vogliono ma nessuno sa cosa contenga davvero, perchè il meccanismo per aprirla è sconosciuto. Sei mosche da bar disposte a qualsiasi cosa pur di possederla si muovono in un macabro gioco dell’oca sullo sfondo di questa storia on the road in bilico tra il pulp e il noir, l’ironia demenziale e lo splatterpunk, incrociando personaggi indimenticabili come il Divoratore, i Fratelli Cobra, il vecchio Ernest Cooter e molti altri ancora. Un libro che è come un film, vissuto sul filo della tensione e dell’imprevedibilità.

Quando ci si cimenta con un racconto o un romanzo breve è importante, e direi anche essenziale, saper catturare il lettore fin dalle prime pagine, facendo crescere dentro di lui una curiosità morbosa in grado di portarlo, senza sosta, verso la fine dello scritto. Stefano Rossi è riuscito ampiamente a raggiungere questo grande ed ambito obiettivo, regalando ai suoi lettori un racconto fantastico, adrenalinico e molto particolare.
La storia ruota attorno ad una strana valigetta nera, una Ventiquattro ore, dalla quale il romanzo prende il nome, che entra nelle vite dei nostri protagonisti in maniera del tutto singolare ed inquietante: un uomo entra nel Lione Pub, un bar che non gode di alta reputazione, ma del quale il proprietario va particolarmente fiero, e, sotto lo sguardo di tutti, compie un gesto inaspettato accompagnato da quella temibile valigetta nera ed una frase che colpirà ognuno di loro. Questo darà vita ad una serie di vicende non indifferenti che metteranno i protagonisti a confronto con il proprio Io più profondo. Cosa nasconde ciascuno di essi? Qual è la loro vera indole?


Fin dalle prime pagine si profilano davanti al lettore le grandi doti narrative dell'autore: la curiosità di saperne di più lo spinge a leggere decine di pagine in pochissimo tempo, catturato dall'originalità della trama, dei personaggi e dell'ambientazione: i primi, ben caratterizzati, mostrano pian piano la propria personalità, dando vita ad un gruppetto che vede al suo interno persone molto differenti tra loro, ciascuna delle quali nasconde un piccolo segreto e le cui avventure saranno in grado di svelarlo, lasciando il lettore sorpreso la maggior parte delle volte; la seconda invece è molto ben dettagliata e, a mio avviso, fa da sfondo perfetto alla vicenda, luoghi molto evocativi danno vita ad immagini che si profilano facilmente davanti agli occhi del lettore, rendendo il tutto ancora più vivido e, a tratti, quasi realistico.
La grande tematica affrontata riveste un'importanza particolare: il contenuto della valigetta si rivela essere fondamentale poiché, una volta scoperto, sarà in grado di far nascere nella testa del lettore mille considerazioni su quello che si cela realmente nell'animo umano, su quella bramosia di denaro e di potere che porta a fare cose indicibili, fino a che non si arriva ad un punto tale che riconoscersi sarà impossibile, portando l'uomo a compiere un ultimo disperato gesto.
Il libro, poi, è arricchito da illustrazioni molto belle che rappresentano le immagini salienti e le caratteristiche dei personaggi alla perfezione, tanto che spesso mi sono ritrovata a guardarle ininterrottamente per qualche minuto, attratta dalla loro semplicità e al contempo dalla loro forza.
Lo stile asciutto, diretto e scorrevole si adatta perfettamente alla storia narrata facendo trapelare quel filo di tensione che dona al racconto uno slancio in più.
Ventiquattro ore è stata una bellissima scoperta e non vedo l'ora di conoscere qualcosa in più sul suo autore, magari leggendo qualche altro suo scritto.

valutazione 5

6 commenti:

  1. Bellissima recensione! Devo ammettere che la trama non mi convinceva molto, ma con le tue parole mi hai fatto rivalutare il libro :)

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    1. Grazie Deborah :) Questo racconto è stata un'autentica scoperta!

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  2. Dalla copertina non mi sarei mai soffermata a leggere la trama, ma la tua recensione mi ha fatto cambiare idea! Molto bello :)

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    1. A volte il detto "Non giudicare mai il libro dalla copertina" è più che azzeccato ;)

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  3. Bella recensione ma non è il mio genere :)

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    1. Grazie Yle :*
      No infatti, immaginavo! Ti direi di provare con qualcosa di più soft, ma il genere è questo, non c'è via d'uscita!

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